Attualità, Politica

2018. I have a nightmare! Reazionari, populisti, integralisti e gli altri ….

kingverde

“La libertà di pensiero ce l’abbiamo, adesso ci vorrebbe il pensiero” Karl Kraus

La situazione europea mostra i tratti di un nuovo scenario politico che si fatica a comprendere perché lo si analizza con parametri antiquati, per lo più novecenteschi, i quali essendo regolati su criteri ottocenteschi, soprattutto nei riferimenti ideologici e filosofici hegeliani, post hegeliani e sugli ideali dell’illuminismo  – quindi settecenteschi – dipingono un’incredibile rappresentazione di inadeguatezza. Tutti i discorsi che si sentono oggi su: lavoro, sovranità, popolo, identità, mercato muovono da premesse sbagliate e sono quindi logicamente fallaci e difatti poco convincenti.

Abbiamo i reazionari. C’è chi sottolinea la mancanza di progettualità e ideologia nelle forze politiche che emergono in questi anni. Dopo aver sbeffeggiato per decenni la vacuità dei programmi politici dei partiti, ora i reazionari li rimpiangono. Programmi e progetti sono infatti destinati a diventar carta straccia nel breve termine ovvero nel periodo post elettorale e ancor più nell’eventualità di andare al governo, essendo quella italiana una gestione politica amministrativa che deve tener insieme vincoli di bilancio e relazioni interne alle rispettive coalizioni. Insomma fare progetti non serve, bastano poche parole d’ordine, studiate da qualche spin doctor che viene pagato e assunto per questo, e devono essere funzionali al messaggio da veicolare e al destinatario, cioè dirette, semplici e comprensibili alla massaia di Voghera. Esse devono essere spendibili nel brevissimo termine delle sempre più corte campagne elettorali. I programmi sono inutili chiacchiere intellettualoidi, che valgono il tempo della campagna elettorale ( e li può scrivere qualisasi studente di scienze politiche senza nemmeno pagarlo …) e poi nessuno ricorda più. Per quanto riguarda l’ideologia abbiamo patito decenni di chiusura ideologica, in cui atti, parole  addirittura pensieri erano diventati tabù, zone rosse, impronunciabili, innominabili perché designavano una parte piuttosto che l’altra e, a seconda dello schieramento da cui si guardavano, queste parole erano il male assoluto. Capitalismo, collettivismo, partecipazione, individuo etc. etc. Quando siamo usciti da questa putrida palude eravamo tutti sollevati, ora invece abbiamo i nostalgici dell’ideologia linguistica e partitica.Quelli del “si stava meglio quando si stava peggio”.

I populisti. Si affaccia un nuovo termine che dovrebbe designare qualcosa di nuovo, appunto. Invece il termine è vecchissimo, antiquato perché proviene dall’800 russo e dal sud America, e non designava affatto rozze masse di ignoranti assatanati come qualcuno vuole oggi dipingere questi famigerati populisti, ma esclusivamente la rivolta del popolo verso le élite dirigenziali. Vale a dire quanto più di sinistra e di radicale si possa immaginare. Basta pensare all’assolutismo e all’ancien regime, alle rivolte giacobine, alle rivoluzioni della storia. Eppure la bolsa classe dirigente europea paventa questa parolona come il male assoluto, “lebbra”, senza un barlume di consapevolezza di sé e degli altri, come vivessero in un mondo a parte. Democrazia diretta? Rigore, moralità, onestà? Giammai! Un termine sbagliato nel conio non può che nascondere un’analisi sbagliata. La richiesta che emerge è di una nuova classe dirigente, un rifiuto delle pratiche partitiche, dei clientelismi, della corruzione, dei privilegi, un’esigenza etica e  morale. Succede però che se questa esigenza viene incanalata da leader nuovi e outsiders diventa deprecabile per i gattopardi della politica che sembrano sempre ammiccare: “tranquilli ci pensiamo noi a sistemare le cose”. Accadde così anche con il federalismo.

Gli integralisti sono immarcescibili, non muoiono mai. Gli integralisti scettici non hanno un credo, una fede ma pensano che l’agire immediato sia sempre la miglior soluzione, sono i cow-boy della politica. Le sparano grosse apposta, perché in realtà sono vuoti dentro, senz’anima. Parlare con loro ammutolisce. Sono quelli che hanno una soluzione drastica e brutale per tutti i problemi del mondo. Tagliano tutto con l’accetta del loro pressapochismo spirituale. I migranti ? Tutti a casa loro! I politici? In galera! I fascisti? Tutti morti! I comunisti? Guai a loro! I poveri ? E’ colpa nostra! Il mercato? E’ intoccabile! Lo Stato? Va abbattuto! Le banche? Vanno rapinate! Ragionano per slogan, pensano per frasi fatte, la loro capacità di analisi è prossima allo zero, la loro azione si pone allo 0,5 sono economi della politica, minimo sforzo nessun risultato. Inutili nichilisti.

C’è infine una categoria a parte. Trasversale. Sono gli ipocriti opportunisti. Sono quelli che hanno militato per decenni nelle più svariate compagini politiche, che hanno professato qualche credo assoluto e poi risolutamente lo hanno dimenticato. Ex di ogni dove, di ogni cosa, di ogni idea. Post qualunque cosa, vengono dopo tutto quel che c’è stato. Ambiguamente indefiniti, mimetizzati nel per lo più. Si credono più furbi di te, più intelligenti di te, più bravi di te. E infatti oggi straparlano come se non ci fosse una memoria, come se nessuno li conoscesse. Attaccano la politica del momento usando concetti che non sono mai stati loro e di solito saccheggiano alla filosofia, al sacro, ai diritti umani, alla religione. Parlano di democrazia, bene comune, accoglienza, solidarietà, essere umano, fratelli, umanità etc. ma non hanno mai avuto nessun dio, e nelle loro visioni un Dio non c’è. Religiosi senza religione. Fedeli senza fede. Sono opportunisti del linguaggio, i piccoli chimici della rete. Da Madre Teresa a Che Guevara. (ne traccia un identikit Calasso nell’Inominabile attuale, quando parla di Homo saecularis, scrive: “Il divino è ciò che Homo saecularis ha cancellato con cura, con insistenza. Ma il divino non è come una roccia, che tutti inevitabilmente vedono. Il divino deve essere riconosciuto. E il riconoscimento è l’atto supremo verso il divino. Atto spontaneo, momentaneo, non trasponibile in uno stato”). Un pezzo di qua e un pezzo di là e credono di far opinione e soprattutto di averne una che è solo loro e che vale oro. Patetici.

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