Filosofia, pratica filosofica, Pratiche filosofiche

Contro l’anything goes del “bullshit filosofico”.

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Donata Romizi su Phronesis – Semestrale di filosofia,consulenza e pratiche filosofiche.

Phronesis, Anno XIV, numero 25-26, aprile 2016

La rivista Phronesis, semestrale di filosofia, consulenza e pratiche filosofiche, il cui primo numero uscì nel 2003, torna nel web con un numero doppio e alcune novità.  La principale novità è l’avvicendamento alla direzione di Neri Pollastri e Davide Miccione, con Antonio Carnicella e Saveria Addotta, cui si accompagna una nuova redazione composta da: Augusto Cavadi, Maria Teresa Cimò, Giorgio Giacometti, Marta Mancini, Davide Ubizzo e Chiara Zanella. Con questa rinnovata conduzione la rivista sarà disponibile esclusivamente on line all’interno del sito dell’Associazione Phronesis, ove sarà possibile visualizzare e scaricare ogni singolo articolo in formato Pdf.

In questo numero, in particolare, si può trovare nella sezione “Conversazioni” l’inedita intervista, a cura della redazione, a Donata Romizi,  PhD  presso la Facoltà di filosofia e educazione dell’Università di Vienna dove coordina il corso di studi post laurea di Pratica filosofica. La docente offre spunti particolari per approfondire alcuni tra i temi più scottanti e urgenti relativi alla Pratica e alla Consulenza filosofica in Italia e a livello internazionale.

Un panorama variegato – quello della Philosophische Praxis – che vede associazioni in quasi ogni paese, congressi, riviste specializzate, scuole di pensiero, pubblicazioni, siti internet, realtà diverse per una professione, quella filosofica, che la docente al termine del colloquio definisce un dilemma. Il dilemma è dato dall’aporeticità della professione, che non permette di guadagnare (abbastanza) da essa, una sorta di maledizione aristotelica. L’esclusività della professione filosofica non è ancora realtà: nessun consulente fa solo consulenza individuale, neppure Achenbach. Come i musicisti che amano suonare ma non possono vivere solo di musica, allo stesso modo il filosofo pratico si trova a dover “saper fare” anche altro per “guadagnarsi la pagnotta”, i “filosofi pratici” non fanno solo consulenza, è necessaria loro una “doppia competenza”: Filosofia ed Economia, Filosofia e Pedagogia, Filosofia e Medicina, Filosofia e Teologia etc. Dice la Romizi: «Il mio consiglio sarebbe quello di non buttarsi solo e subito sulla Pratica filosofica. Dal punto di vista lavorativo, è ancora un rischio grosso. E anche se volesse lavorare in futuro come filosofo pratico, gli gioverebbe molto acquisire competenze anche in altri ambiti.» È quella forma di mimetismo che contraddistingue il fare filosofico dell’era attuale.

Altro tema, sullo stesso ordine concettuale, è quello della voluta, agli esordi, ambiguità terminologica. Parlare di Praxis, (práxis, dal greco πρᾶξις, termine latino che sta per prassi, pratica) intesa come attività generale di matrice filosofica, comprende anche molti altri modi di “praticare” la filosofia – lo stesso Achenbach nella sua “Philosophische Praxis” intesa come studio professionale ha sempre fatto anche altre cose – mentre l’esclusiva attività di consulenza dovrebbe propriamente riferirsi al counseling, con tutte le difficoltà ermeneutiche che questo riferimento pone, e ben presenti alla Romizi che infatti dice: «Quindi se oggi, nella comunità internazionale, si parla con i colleghi di “Philosophische Praxis” (o “Philosophical Practice”) normalmente è evidente che non si intende solo la consulenza. Se si parla in inglese, per indicare solo la consulenza esiste un’espressione apposita, “philosophical counseling”. Quest’espressione purtroppo risolve un problema ma ne crea un altro, perché spesso finisce per inglobare la filosofia in una forma di dialogo – il “counseling” – preesistente alla nascita della “Philosophische Praxis”, e di per sé non filosofica.»

Altro spunto di riflessione, qui si può solo accennarne e per il quale rimandiamo all’articolo, è quello della vexata quaestio del metodo e perciò di una formazione che garantisca approcci validi, orientamenti metodologici e standard di qualità comunicabili, per evitare il dilettantismo, “l’anything goes del bullshit filosofico” come scrive la Romizi, che da parte sua propone di abbinare qualità e pluralismo, insegnando a conoscere e approfondire teoria e pratica dei diversi approcci, impostazione sulla quale l’Associazione Phronesis non può che concordare perché base fondamentale della Scuola di Consulenza filosofica che propone dal 2005.

Un diverso tema interessante è quello di una presunta “purezza” della Philosophische Praxis, nata come alternativa alle psicoterapie, punto che la Romizi smentisce in maniera radicale: «Achenbach ha studiato molto anche in quest’ambito, e secondo me queste conoscenze influenzano anche il suo modo di pensare e di fare consulenza: penso che neanche lui faccia una consulenza “puramente” filosofica. Ma sul suo modo di pensare e di fare consulenza influiscono anche le sue conoscenze letterarie, e persino musicali. Il fatto è che l’essere umano è “uno”, come anche il suo pensiero e il mondo: gli “scompartimenti” che definiscono le discipline sono convenzioni storicamente variabili e secondo me cercare la purezza disciplinare non ha molto senso.»

La Romizi sorvola su due questioni che invece saltano agli occhi a chi legge, due spunti critici che non si possono obliare: uno è quello del rapporto con l’Università, contesto in cui lavora la docente, in quanto lei stessa coordinatrice di un corso post lauream in “Philosophische Praxis”. Considerato il portato antiaccademico della proposta di Achenbach, la vis polemica che animava gli esordi, oggi forse possiamo rilevare posizioni più morbide, Achenbach stesso insegna proprio nel corso triennale di formazione e, sporadicamente, nel programma di formazione alla Pratica filosofica che la Romizi coordina all’Università di Vienna, attività di collaborazione che, del resto, neppure in Italia i consulenti più noti sembrano disdegnare. Se è vero che ogni inizio presuppone una rottura drastica con il passato, nel caso della pratica filosofica la presa di distanza dal “format accademico” – quella che Giorgio Giacometti definisce “la sua sorellastra, l’imitazione medioevale e moderna”-, certo siamo lontani dai toni di quel 1982 anno in cui il filosofo di Hameln scriveva: «La filosofia sopravvive in un ghetto accademico, dove ha perduto il rapporto con qualsiasi problema che opprime realmente gli uomini. Questa alienazione che produce sterilità e assenza di coscienza nella quotidianità, viene superata nella consulenza filosofica.»

L’altra questione è in realtà un insieme di spunti che dimostrano quanto sia vera l’affermazione che la Consulenza filosofica è il filosofo, il che significa avere la libertà intellettuale e di pensiero per lavorare secondo il proprio modo di intendere la filosofia e alla luce della propria formazione, (nel caso della Romizi la Filosofia della scienza) ad esempio la sorpresa coglie nel leggere che la Romizi pur avendo studiato con Achenbach non ha mai fatto una seduta di consulenza con lui, «(non ho mai fatto una consulenza da lui)» oppure apprendere del suo approccio estremamente pragmatico: «La filosofia ha sempre avuto un problema con “il vil denaro” – a partire dalla critica feroce ai Sofisti (che invece probabilmente erano filosofi di tutto rispetto)» ed infine il fatto che la docente prediliga, per sua stessa ammissione, un approccio storicistico, cosa che potrebbe far storcere il naso ad alcuni consulenti italiani, infatti leggiamo: «non credo si possa definire la filosofia indipendentemente dalla sua storia, per “fare” filosofia bisogna anche conoscere la tradizione filosofica (…) il patrimonio filosofico già esistente è uno scrigno di risorse importantissimo.»

img: philosophytalk.org

 

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Consulenza filosofica

Philosophische Praxis, rileggere Achenbach.

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“La consulenza filosofica non è una terapia alternativa ma un´alternativa alla terapia. È soprattutto un chiarimento sul senso della vita, sui suoi malintesi, sulle sue banalizzazioni. Nella migliore delle ipotesi, la consulenza mira a un´illuminazione sui malintesi che rendono la vita non viva. Il nostro obiettivo è un cuore che pensa, esistendo invece molto spesso un pensiero senza cuore e un cuore irragionevole. Anche il coraggio è importante, il “farsi coraggio”, un aspetto più emotivo che razionale. Come filosofo, non intendo affatto muovermi in quello che considero il vicolo cieco della psicoanalisi… Il conflitto c´è, ma si potrebbe anche obiettare che è la psicologia ad aver invaso il campo della filosofia senza averne le competenze.”  Gerd B. Achenbach, intervista a Repubblica 2008.

Gerd B. Achenbach è considerato il “padre” della consulenza filosofica, ( Philosophische Praxis) è nato ad Hameln  nel Land della Bassa Sassonia nel 1947. Dopo il dottorato in Filosofia nel 1981 ha iniziato la sua attività di consulente filosofico, il primo a farlo.Nel 1982 ha fondato la Gesellschaft für Philosophische Praxis (Società internazionale per la consulenza filosofica), di cui è stato presidente fino al 2003.

Philosophische Praxis di Gerd B. Achenbach, pubblicato nel 1987 in Germania da Jurgen Dinter,  è una raccolta di saggi in cui per la prima volta si delinea la disciplina che in Italia successivamente prenderà il nome di  Consulenza filosofica; l’edizione italiana “La consulenza filosofica.  La filosofia come opportunità di vita”  uscirà edito da Feltrinelli per Apogeo solo nel 2004.

Rileggere oggi, a distanza di anni, questo testo può essere utile per “fare il punto” sulla Consulenza filosofica e a verificare se i presupposti teorici e pratici che mossero il fondatore possano considerarsi ancora validi.

Gerd Achenbach pone in esergo una citazione di Novalis sul socratismo come arte di trovare la verità a partire dal qui e ora, l’autore quindi sembra voler indicare che  la Consulenza si inserisca in quella tradizione che vede la filosofia sì come ricerca della verità ma di una “ verità locale” che vale qui e adesso, nella situazione data.

“ Il senso del socratismo è che la filosofia è dovunque o in nessun luogo e che con un leggero sforzo ci si orienta su qualcosa ovunque e si può trovare ciò che si cerca. Il socratismo è l’arte di trovare il posto della verità a partire da ogni luogo dato e così di determinare precisamente i rapporti di ciò che è dato con la verità”

Il primo capitolo del testo è intitolato “Breve risposta alla domanda: che cos’è la consulenza filosofica?” qui Achenbach afferma come incipit che   “è diventata attualmente un’alternativa alle psicoterapie”  non che lo è ma che lo è diventata e la differenza non è marginale in quanto segnala che la Consulenza filosofica ha una sua identità separata dalle psicoterapie e quindi nasce e si sviluppa oltre e  al di là della riflessione sulla psicologia e il suo farsi terapia, perlomeno  così come si è caratterizzata nel corso della storia contemporanea; Achenbach indica appunto che è diventata alternativa alle psicoterapie, sottolineando in tal modo che la sua operatività di fatto si posiziona a fianco delle terapie di matrice psy, che ha cioè costruito la sua professionalità caratterizzandosi in alternativa quindi differentemente dalle psicoterapie ma questo significa che questa differenza non è originaria e di fatti non lo potrebbe essere se intendiamo come logos ( studio, scienza) della psiche la psicologia, la quale trova la sua radice nella riflessione filosofica e altrettanto, specularmente quasi,  in quanto riflessione sulla vita vissuta la filosofia non può ignorare la proposta psicologica; entrambe le discipline condividono perciò un terreno e uno sfondo comuni.

Achenbach procede spiegando per chi  la Consulenza è: per persone afflitte da preoccupazioni o problemi, persone che non se la cavano nella vita, rimaste impigliate, assillate da domande senza risposta di cui non riescono a liberarsi, persone magari affermate ma che non si sentono chiamate in causa, la cui vita effettiva non corrisponde alle loro responsabilità. La Consulenza filosofica è per individui per i quali vivere non è sufficiente, che cercano di rendersi conto della propria vita su cui sperano di fare chiarezza, in breve vogliono capire ed essere capiti. La domanda non è quella kantiana “cosa devo fare?” ma,  con Montaigne: “cosa sto facendo?” perché socraticamente ( come da esergo) “solo una vita provata ha valore”, un interrogare per fugare il timore che la vita che viviamo sia non vissuta veramente, sbagliata, persa, sparpagliata e sprecata, una vita “ad interim” in cui le persone, come scrisse Schopenhauer , “si meravigliano di vedere che proprio ciò che hanno lasciato passare senza considerarlo e senza goderlo è stato la loro vita”. Tutto ciò afferma Achenbach per “donare valore al nostro esistere, dare un significato alla nostra presenza e un senso al nostro presente”. Perché quindi cercare un consulente filosofico? Per le delusioni, gli imprevisti, le collisioni e gli scherzi del destino, i fallimenti, i bilanci negativi, l’insipidità del vivere. Achenbach utilizza parole di Popper, colui che definì –  prima ancora che questa ci fosse –  il compito della CF: cercare di migliorare la nostra filosofia con la critica, perché tutti abbiamo una filosofia che influenza le nostre azioni e le nostre vite.

Per precisare in che modo il consulente lavora,  e quindi quale sia il metodo secondo cui procedere,  Achenbach è perentorio: la filosofia non lavora con i metodi, l’obbedienza al metodo infatti è propria delle scienze, non della filosofia che perciò secondo  quanto afferma Achenbach non può dirsi scienza. Il pensiero filosofico non si muove su corsie prefabbricate, ma cerca la “strada giusta”, non si serve della routine anzi la sabota, si tratta di aiutare l’ospite a cercare la propria strada. Questa ricerca esige da parte del filosofo il saper rispettare l’altro “senza approvazione né biasimo” come scrisse Goethe. Una filosofia applicata non con Platone o Hegel , attraverso le loro teorie ma grazie alla capacità del filosofo di sentirsi a suo agio con pensieri, sensazioni e giudizi poco comuni, un filosofo che sa pensare insieme per liberare l’ospite dalla solitudine che lo attanaglia dallo stato di isolamento in cui versa,  verso l’assunzione di altri criteri di valutazione esistenziale. Se gli psicologi e gli psicoterapeuti sono specialisti dello psicogeno, cioè gli accidenti psichicamente determinati il filosofo è lo specialista del non –speciale, del generale e chiaro ma anche di contraddizione e devianza, dell’individuale e dell’ unico, per questo l’ospite non viene compreso mediante teorie, ma preso seriamente nel suo esistere del momento.

Nella Consulenza filosofica, conclude Achenbach, che trova applicazione non solo in campo individuale ma anche come ausilio a imprenditori, organizzazioni e società,  la questione diviene se l’ospite vive conforme a se stesso, se egli, come scrisse Nietzsche, è divenuto ciò che è.

Ecco,  in precise, nitide parole cosa sia e cosa faccia la Consulenza filosofica, la cosa stessa, oltre le ermeneutiche di settore, oltre gli ingarbugliamenti teoretici ed epistemologici che inevitabilmente essa ha generato.  La Consulenza filosofica segna una marcata differenza rispetto alla tradizione filosofica che la precede: propone una filosofia che si fa pratica, non solo storia del pensiero, studio personale, insegnamento disciplinare, ma riflessione condivisa, pratica sociale e anche sabotaggio della routine, pensiero alternativo, cura della singolarità speciale, filosofia del quotidiano agire, delle ragioni e del cuore.

Significativamente Achenbach,  in questo primo essenziale capitolo,  cita non Platone, Kant o Hegel, ma Socrate, Montaigne, Novalis, Goethe, Schopenhauer, Nietzsche e Popper. Due poeti tedeschi , un umanista francese , un pragmatista liberale del ‘900 e l’anti filosofo per eccellenza ma “psicologo” e moralista Nietzsche, e questo è significativo.

Vedi anche  :

Sulla Consulenza filosofica in Italia:

https://fareondeblog.wordpress.com/2014/09/

Il Consulente filosofico Phronesis:

https://fareondeblog.wordpress.com/2014/09/03/il-consulente-filosofico-phronesis/

Dal Counseling alla Consulenza filosofica:

https://fareondeblog.wordpress.com/2014/10/16/dal-counseling-alla-consulenza-filosofica/

 

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Consulenza filosofica

Dal Counseling alla consulenza filosofica.

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La fine degli anni ’90 e i primi anni del nuovo secolo sono importanti per la ricostruzione della diffusione delle attività che vedono la rinascita della filosofia come realtà extra accademica, per inquadrare quella “identità della filosofia nel concreto filosofare, nel suo venire esercitata” come scrive Davide Miccione. E’ interessante scoprire che la diffusione in Italia delle Pratiche filosofiche è avvenuta grazie a internet, grazie ai Cafè Filò parigini di Marc Sautet e a Shlomit Schuster che mette in collegamento i primi studiosi che se ne interessano.
A chi volesse approfondire la questione segnalo l’intervista di Davide Miccione a Alessandro Volpone sulla Rivista semestrale di filosofia, consulenza e pratiche filosofiche Phronesis Anno XI, numero 19-20, Aprile 2013, disponibile presso Ipoc Press. Merita una lunga citazione per esteso.

“Sono entrato in questo mondo attraverso internet. Nell’autunno del 1997 venni a conoscenza dei cafè philo organizzati a Parigi e in altre città francesi. Mi interessai in particolare alla figura e all’opera di Marc Sautet, che era scomparso da poco. In quell’anno era stata pubblicata in Italia una traduzione di Un cafè pour Socrate ( per Ponte alle grazie con il titolo Socrate al caffè). In realtà, soltanto qualche anno dopo mi resi conto che si trattava di un libro che riguardava – anche e soprattutto – la “consultation philosophique”. Continuando a navigare in rete, nel 1998 conobbi la Philosophy for Children (P4C) di Matthew Lipman e collaboratori, ed entrai in contatto con Antonio Cosentino. L’anno dopo partecipai al primo corso nazionale di P4C, per me indimenticabile, che si tenne a fine luglio a Frascati (attualmente si tiene ogni anno ad Acuto, presso Fiuggi). A settembre Mario de Pasquale organizzava a Bari uno dei primi cafè philo svolti in Italia, presso il bistrò del Teatro Kursaal Santa Lucia, cui partecipai con vivo interesse ( da quell’esperienza nacque il volume di De Pasquale, Al caffè con Socrate per l’editore Stilo di Bari). In quello steso periodo scoprivo la philosophische Praxis di Gerd Achenbach e altri differenti orientamenti della consultazione filosofica a livello internazionale. In ottobre scrissi alla consulente israeliana Shlomit Schuster, che mi inviò l’indirizzo di altri studiosi italiani che l’avevano contattata. E’ stata lei, in effetti, a “farci conoscere” voglio dire via internet. In novembre, instaurammo già i primi contatti tra alcuni di noi; e all’anno nuovo fu aperta una mailing list (dal nome “philosiphical counseling”) per avviare i lavori di un gruppo nazionale d’interesse. La prima e-mail fu inviata sabato 1 gennaio 2000, alle ore 19:46. S’intitolava “Welcome to Counseling Filosofico”. Recitava: “Ciao a tutti. Questa è la prima Mailing List italiana indirizzata a studiosi interessati al Counseling Filosofico. Scrivete numerosi!”

Volpone prosegue spiegando che da lì a poco nascerà l’AICF, la prima associazione Italiana Counseling Filosofico, che vede la presenza di “11 laureati in filosofia, 3 psicoterapeuti, 1 psicologo” che avrà vita breve. Da quella prima associazione sorgeranno poi SICOF, Società Italiana di Counseling Filosofico e Phronesis, Associazione Italiana per la Consulenza Filosofica. La prima della due, coordinandosi con la SICO, Società Italiana di Counseling, sceglie di seguire la strada del counseling ad orientamento psicologico, arricchito però da elementi filosofici; Phronesis si riallaccia più direttamente all’originario percorso avviato da Achenbach, per il quale la consulenza filosofica è pratica della filosofia. Phronesis, che ha sezioni in undici regioni italiane, ha creato un proprio Registro dei Consulenti filosofici Phronesis.
Phronesis e SICOF hanno organizzato nel luglio 2008, a Carloforte (Cagliari), insieme con Officina Filosofica (un’associazione cagliaritana), la IX Conferenza Internazionale sulla Pratica Filosofica.

Ma queste sono altre storie.

 

(img da: formazioneticino.ch)

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Filosofia

Sulla Consulenza filosofica in Italia.

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( immagine : http://www.facebook.com/pages/Formazione-Phronesis)

Le Pratiche Filosofiche. Si individuano come tali un certo numero di attività nate dalla riscoperta della filosofia come realtà extra accademica. Alessandro Volpone in Italia è stato tra i primi ad indagare il campo delle Pratiche Filosofiche ( nonché a coniarne il termine ) oltre che a cercare di fornirne una sintesi descrittiva. Le Pratiche Filosofiche sono: “un insieme variegato di prospettive e metodi filosofici con indirizzo pratico che trovano applicazione nelle dimensioni molteplici del mondo contemporaneo (educazione, lavoro, tempo libero, vita privata etc.) e più in generale nella vita i ogni giorno. Si tratta di attività socio culturali affermatesi, per lo più indipendentemente, nella seconda metà del Novecento le quali, sotto un’apparente eterogeneità di obiettivi e procedure rivelano tutta una concezione fondamentalmente operativa dell’esercizio filosofico con valenza estesa, popolare, pienamente autonoma e situazionata, e con un uso pubblico della riflessione, e in varia misura astratta tendente a promuoverla e/o rivalorizzarla nell’ambito dell’esistenza concreta”.(A. Volpone. Pratiche filosofiche, forme di razionalità, modi del filosofare contemporaneo. Kikeyon 2002.)
Che cos’è la Consulenza filosofica? Nata nel 1981 come Philosophische Praxis ha assunto un ruolo particolare in questo insieme composito di attività e oggi occupa un posto specifico nell’ambito delle pratiche filosofiche. Lo statuto dell’Associazione Phronesis – la più importante che in Italia raggruppa i consulenti filosofici – così recita : “consulenza filosofica, attività che si propone di fornire a chi lo richieda (individui, gruppi, organizzazioni), sulla base di un approccio filosofico, supporto, aiuto e orientamento nell’ambito dei processi intellettuali, esistenziali, decisionali o relazionali, senza avere finalità terapeutiche.” Il consulente filosofico non si propone di curare, di mettere in terapia il consultante ma piuttosto di permettere al “cliente” di scoprire le sue reali motivazioni e risorse – la visione del mondo che è sottesa ai suoi atteggiamenti – in una dinamica socratica e maieutica. Non si propone la soluzione di un problema ma il suo svisceramento per leggerlo sotto nuova luce. Non è intenzione del consulente sostituirsi allo psicanalista o allo psicologo: differenti le professioni, i destinatari, l’approccio teorico e le finalità, il percorso formativo per accedere a queste attività. L’idea base della consulenza filosofica è che ognuno di noi possieda una propria visione del mondo, un insieme di valori, idee guida, riferimenti culturali o ideologici che sottendono alle nostre scelte, ai nostri atteggiamenti, ai nostri comportamenti e perciò ci influenzano nell’agire quotidiano, si tratta di divenirne consapevoli. La consulenza filosofica non ha modelli di “salute” o di “normalità”, non lavora sull’inconscio, sulla psiche o sulla biografia della persona che la richiede; la consulenza filosofica co-filosofando con chi la richiede, indaga la comprensione della sua stessa visione della realtà, contribuisce a una riflessione su di essa e ad una sua migliore rielaborazione filosofica. A differenza di altri approcci metodologici la consulenza filosofica non opera con tecniche psicologiche, non si occupa di inconscio e non ricerca nel passato le cause di un qualsiasi sintomo ma guarda al futuro lavorando razionalmente e realisticamente sul presente. Come scrive Achenbach “: “essa non si occupa di sistemi filosofici, non costruisce alcuna filosofia, non somministra nessuna opinione filosofica, ma mette il pensiero in movimento: filosofa”.

Chi si rivolge al Consulente filosofico ? Chi sono le persone che chiedono un appuntamento ad un consulente e perché lo fanno ? E’ destino di ognuno di noi avere la possibilità di valorizzare la propria esistenza, con atti, pensieri, parole ma per essere capaci di ciò è necessario appropriarsi della propria vita e valorizzarla, inventarsela in ogni stagione. Nella vita di ognuno di noi ci sono momenti in cui sentiamo di non vivere pienamente la vita che vorremmo, che volevamo o che anche solo sognavamo. Sentiamo di non esprimere le nostre potenzialità, di non essere responsabili delle nostre scelte o della nostra vita. Sono momenti di crisi, quelle crisi della vita che richiedono un momento di pausa, una riflessione, un pensiero critico su di sé. Crisi di senso, di identità, crisi delle relazioni interpersonali, crisi di coppia, separazioni, divorzi, scelte di vita, scelte professionali, scelte etiche. “ Il non saper dare una svolta ai nostri problemi , il non vedere una via d’uscita, il non intravedere uno sviluppo nuovo che consenta di uscire da una condizione sentita come inadeguata.” ( S. Zampieri. La consulenza filosofica spiegata a tutti. Ipoc 2010) Che cosa sto facendo ? Se una persona arriva a porsi questa domanda, allora mette in pratica la massima socratica che “solo una vita provata ha valore”. Difficoltà, problema, crisi, malessere, inadeguatezza, svolta, cambiamento, confusione, decisione: questi sono i termini che identificano una possibile situazione di richiesta di consulenza filosofica. Come afferma Achenbach “ La questione non è più se io vivo ciò che penso ma se penso ciò che vivo”. Nella società contemporanea, veloce, liquida, iper comunicativa, superficiale, tecnologica mancano spazi di riflessione e professionalità capaci di offrirli, la stessa psicologia analitica non sembra più in grado di offrire un aiuto di questo tipo irretita com’è nelle sue pratiche, nei suoi schemi, nelle sue rigide teorie. La Consulenza filosofica è, come dice Neri Pollastri, “Uno spazio che un filosofo offre professionalmente a chi voglia capire le ragioni della sua insoddisfazione nei confronti del mondo”.

Come funziona la Consulenza filosofica? La consulenza si basa essenzialmente sul dialogo, in consulenza si parla, potrebbe sembrare inutile sottolinearlo ma in realtà è costitutivo della sua stessa essenza: il logos condiviso è la base razionale di riconoscimento reciproco di legittimità e parità tra consulente e ospite, paritetica e consapevole. Quindi non monologo ma processo di con filosofare. Come afferma Zampieri “noi viviamo nel linguaggio, la consulenza filosofica impone una nuova cura e rispetto delle parole, perché filosofia è padronanza della vita attraverso la parola.” Scrive Galimberti “ il colloquio è fatto solo di parole, ma le parole non si dicono solo, si ascoltano anche. Ascoltare non è prestare orecchio è farsi condurre dalla parola là dove la parola conduce” ( L’ospite inquietante. Feltrinelli. 2007) La consulenza non è terapia medica di cura, questa è la sostanziale differenza con la psicoanalisi e con tutte le consulenze basate su teorie psicologiche e sull’approccio clinico: chi si rivolge al consulente non è malato, non ha una patologia da curare e il consulente non è un medico terapeuta. La consulenza filosofica non tratta le persone come malati, né tratta le difficoltà della vita come patologie da curare ma pone la persona al centro del suo mondo per meglio intenderlo e viverlo. L’obiettivo della consulenza non è quello di “risolvere” il problema: la filosofia non “risolve”, in generale, problemi, piuttosto li studia, li analizza, li comprende e li contestualizza, aprendo in questo modo nuove possibilità e diverse prospettive anche per la loro soluzione. La consulenza filosofica non è cura di sé quindi, poiché la consulenza semmai offre la possibilità di comprendere come pensare sé stessi e gli altri e nemmeno professione d’aiuto perché la filosofia problematizza piuttosto che offrire soluzioni. La consulenza “prende sul serio” la persona e il suo narrarsi, chi si rivolge ad un consulente diventa il narratore di sé stesso, deve fare della propria vita racconto ed in questo modo farne storia vissuta, raccontata, interpretata, verbalizzata; offrendo questo specchio di sé l’ospite, il cliente espone la propria visione del mondo all’interpretazione del consulente, il quale non fa altro che ricostruire il mondo che ruota intorno all’ospite, non con teorie preconfezionate e genealogie di relazioni insane ma con la parola che guida la razionalità, riconsegnando un’immagine progettuale del soggetto in consulenza che in un certo senso sia coerente e centripeta, che possa contenere tutte le realtà personali per quanto separate, dolorose, faticose e disperanti. La filosofia, infatti, non è mai consolante ma problematizza l’ovvio per pensare l’esistere. Come affermato in ambiente Phronesis : “ la consulenza filosofica prende le mosse prevalentemente da questioni in vario modo problematiche portate dal consultante; opera sulle questioni proposte a partire dalla “messa in questione” interrogativa delle forme di pensiero, delle ragioni, dei vissuti, dei valori, delle visioni del mondo; riconduce il discorso del consultante ai suoi presupposti -concetti, principi e valori; a partire dal piano configurato dall’analisi dialogica e relativo alla visione del mondo del consultante, la consulenza filosofica rende possibili trasformazioni ed eventuali ampliamenti della visione del mondo; la consulenza filosofica ha il fine fondamentale di chiarire, arricchire, rendere più articolata e profonda la visione del mondo del consultante”.

In Italia il riferimento per la Consulenza filosofica è Phronesis – Associazione Nazionale per la Consulenza filosofica, con sede a Roma e sezioni locali a livello provinciale. Per informazioni : http://www.phronesis-cf.com/contatti/ 

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Consulenza filosofica

Praticare la filosofia.

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(da: phronesis-cf.com)

Sul finire degli anni ’90 la stampa nazionale pubblica alcuni articoli e recensioni che trattano di un nuovo modo di “usare” la filosofia. Si parla di Lou Marinoff, autore statunitense che, tra i primi, si attivò nel campo della consulenza filosofica e fa riferimento alla pubblicazione di “Platone è meglio del Prozac” ( 1999) il suo testo più noto e al contempo discusso, le recensioni riguardano anche “Socrate al caffè” (1997)  di Marc Sautet ideatore dei Caphè Philo ( Caffè filosofici ) parigini.

Inizia a circolare l’idea, anche se attarverso un messaggio mediatico falsato, che la filosofia possa trovare un suo ambito di esercizio libero ma anche professionale fuori dalle università e dalle aule scolastiche. Il capostipite di questa proposta fu però non Marinoff, il cui nome è legato allla diffusione massmediatica di una nuova tendenza quanto piuttosto Gerd Achenbach, filosofo tedesco che conia il termine Philosophische Praxis per la sua attività.Le prime (inevitabili e puntuali) reazioni sono di noti accademici che bollano come ridicole le pretese di fare filosofia al di fuori dei canoni (pre) stabiliti: accademia, editoria, salotti.

In un secondo momento, a proposito della spendibilità di abilità filosofiche nel mondo del lavoro, per un certo periodo la laurea in filosofia sembrò essere il requisito migliore per lavorare in azienda come counselor, e le “risorse umane” l’ufficio più ambito per neolaureati. Le due notizie danno inizio ad un nuovo interesse nei confronti della filosofia anche in Italia. In questa prima fase, stante la predominanza statunitense della proposta di Marinoff, l’idea falsata che si diffonde, favorita dal sarcasmo accademico, è che la filosofia non possa essere praticata altrimenti che in contesti istituzionali e qualsiasi pretesa diversa sia poco credibile.Sarà Gerd Achenbach a dare una prima forma di cornice epistemologica alla materia pratica filosofica.

Bisogna attendere i primi anni 2000 in Italia per poter assistere ad un approfondimento più articolato del tema pratica filosofica con la nascita delle associazioni SICOF e Phronesis, e le pubblicazioni di autori come Poma, Volpone, Pollastri, Cavadi, Galimberti, Madera e Tarca, Miccione, Cosentino, Giacometti,  Zampieri e altri. Si inizia così a pensare un’alternativa per il filosofo come professione.

Il sito del CRIF propone una classificazione delle pratiche filosofiche così composta: Socratische gësprach/ Socratic dialogue/ Dialogo socratico, Socratische gespreksvoering/ Socratically inspired dialogue/ Dialogo socraticamente ispirato, Philosophy for children (P4C), Kinderphilosophie, Philosophy with children (PwC), Moral development & education, Café philò/ Philosophical café – coffee bar, pub, club/ Caffè filosofico,Incontri, week-end, vacanze-studio e soggiorni all’insegna della filosofia, Philosophy in business (o Business philosophy) – Philosophische organisations-beratung – Philosophy in the workplace (o Socratic dialogue in the workplace) – Philosophy management – Filosofia per le organizzazioni e l’azienda, Philosophische Praxis (Lebensberatung)/ Philosophical counseling/ Consultation philosophique/Consultoría filosófica/ Consulenza filosofica, Clinical philosophy, Philosophical midwifery, Filosofoterapia, psicofilosofia, counseling e relazioni d’aiuto presuntamente “filosofiche”, Filosofia biografica.

Ecco che, a partire dal nuovo secolo, inizia a delinearsi anche nel nostro paese un sentiero ermeneutico e le pratiche filosofiche iniziano a diffondersi. La consulenza è “alternativa alla psicoterapia” come la definisce Achenbach, il capostipite della “Philosophische Praxis”, “uso spontaneo della filosofia” come chiama Sautet i suoi Cafè parigini, “Ricerca di senso” come spiega Galimberti, e oppure ancora “Analisi della visione della vita” come sottolinea Sini e “una politica della soggettività” come la definisce Rovatti, per Madera e Tarca invece praticare la filosofia serve ad “aprire un sentiero di saggezza che accolga le domande di senso della nostra epoca”. La consulenza è “esercizio dialogico, di natura eminentemente evolutiva, approccio e proposta globale di crescita cognitiva, emotiva, morale e politica su base filosofica” come scrive Volpone, oppure “filosofia, nient’altro che filosofia” come afferma Pollastri, e ancora “suggestione della vita filosofica” scrive invece Zampieri, mentre Miccione la introduce come “disciplina antichissima o recentissima”, per Cosentino infine «La filosofia è pratica sociale”.

Assunte tali premesse risulta ragionevole accettare consapevolmente la complessità, la problematicità della filosofia pratica, la sua apparente aleatorietà, la difficoltà di stabilire un metodo condiviso. L’apparente disomogeneità si chiarisce assumendo come fondamento il pensiero di una filosofia critica e oppositiva, che rimette in discussione perennemente i suoi assunti e i suoi risultati, in una ricerca sempre aperta quale si è caratterizzata fin dal suo apparire come logos divergente rispetto al pensiero mitologico e poetico e il filosofo pratico è colui che incarna incessantemente questa apparizione, in tutto ciò la matrice socratica e’ evidente. In Italia quindi si discute e si scrive di consulenza filosofica e pratiche filosofiche da almeno quindici anni e, quello delle pratiche filosofiche, oggi appare come un panorama ricchissimo e in continua evoluzione, a tratti disorganico e disarticolato, Miccione è uno degli autori che indaga, i punti caratterizzanti del movimento italiano e identifica alcuni tratti emergenti che lo caratterizzano: il riferimento ad Achenbach che si traduce in una riflessione identitaria sulla professione; la perplessità nei confronti dell’egemonia del paradigma terapeutico; la consapevolezza della separazione, estraneità tra consulenza filosofica e le varie altre forme di counseling; il rifiuto di metodologie rigide.

La consulenza filosofica è un’attività professionale che offre supporto, aiuto e orientamento nell’ambito dei processi intellettuali, esistenziali, decisionali o relazionali. La consulenza filosofica non ha finalità terapeutiche ma sulla base di un approccio filosofico, e con gli strumenti della filosofia, favorisce il dialogo, il pensiero esaminante e mette alla prova criticamente idee e teorie. Essa si distingue da altre attività di consulenza perché non utilizza un approccio medico-diagnostico, non è attività terapeutica in quanto si basa sul libero, consapevole e paritetico colloquio tra consulente e consultante senza metodologie e strategie di tipo psicoterapeutico. Obiettivi della consulenza filosofica sono ad esempio: la chiarificazione dell’universo concettuale della persona, la migliore comprensione del problema che la affligge, l’ausilio alla riflessione e alla decisione, una rinnovata propensione o motivazione, l’ esplorazione di visioni del mondo.

 

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