Venezia

Gustavo Boldrini : l’autenticità indomabile dell’artista.

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Gustavo Boldrini fu pittore veneziano di origine, ( Venezia 1927 – Salsomaggiore 1987) “cosmopolita per vocazione e per spirito di conoscenza, la cui esistenza e la cui esperienza pittorica si collocano in un periodo particolare – dagli anni ’40 agli ’80 del ‘900 – denso di avvenimenti artistici, culturali e di rivolgimenti storici che lasceranno una forte, significativa impronta sulla sua produzione e sulle sue vicende ed influenze personali e culturali.” (www.galleriaberga.it

Boldrini si forma a Venezia, prima presso lo storico e prestigioso  Istituto d’Arte e poi  all’Accademia di Belle Arti:  i suoi maestri ed estimatori furono : Felice Carena, Aldo Bergamini, Virgilio Guidi e Bruno Saetti,  gli ultimi due lo introdurranno nel contesto esclusivo di Palazzo Carminati, luogo di formazione e di studio per i giovani talenti. Negli stessi anni stringe amicizia con altri artisti veneziani come Bepi Longo e Giovanni Pontini, e anche con Raoul Schultz, Angelo Caramel, Bruno Colussi, Girolamo De Stefani. Soprattutto nelle prime opere appare la corrispondenza artistica con l’estetica di Carlo Hollesch.

A partire dal 1947 hanno inizio i suoi viaggi di ricerca e formazione artistica in Europa, Boldrini è alla scoperta dei grandi maestri: in Germania studia Kokoschka, in Olanda scopre Van Gogh, a Parigi è attratto da Utrillo e Rouault. Presente fin da giovanissimo a premi ed esposizioni all’estero, Boldrini mantiene i contatti con la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, presso le cui sale espone a partire dal 1951.

“Dopo un avvio sperimentale, non esente da tentazioni astrattiste, Boldrini si connota per una ricerca di marca “espressionista”, alternando accensioni cromatiche fauviste a studi di paesaggio quasi monocromi e a severe composizioni di figura, da cui traspare la sensibilità dell’artista per le tematiche sociali ed esistenziali. Nel ’55 è presente alla VII Quadriennale di Roma; nel ’56 è invitato alla XXVIII Biennale di Venezia, dove si segnala come uno dei più interessanti giovani artisti italiani. Nel trasferirsi a Milano, nel ’55, a contatto con i volumi squadrati del paesaggio metropolitano, Boldrini percepisce la necessità di un’ulteriore sintesi spaziale, che spinge la ricerca pittorica ai limiti del figurativo.”

Risale a questo periodo l’attenzione particolare per la figura femminile, che già fu oggetto di importanti ritratti, ed ora viene riscoperta come “icona”: diverrà la Donna di Boldrini, dagli occhi smisurati, lo sguardo languido e stupito, l’inconfondibile bocca carnosa, una figura femminile archetipica, che sarà uno dei tratti caratteristici della pittura di Boldrini in quegli anni. Peculiarità del suo gesto pittorico è d’altronde quella di ridurre ai tratti essenziali gli oggetti più amati, ciò fa sì che Boldrini sintetizzi  spesso in un’unica pennellata, o in pochi tratti gli oggetti i soggetti figurativi, e ciò diventa la sua cifra inconfondibile, come le curve della gondola, le volute della Basilica della Salute, i petali fiammeggianti dei tulipani d’Olanda.

“E se il cloison scurissimo con cui Boldrini enfatizza “il drammatico e l’esasperazione dell’umano” (G.Gigli) rimanda a una sintesi “nordica” (così come la visionarietà antiprospettica dei suoi paesaggi urbani), ma anche alla drammaticità antirealistica e tutta veneziana dei Tintoretto o dei Guardi, la bidimensionalità della sua pittura avrebbe radici nell’archetipo “bizantino” della venezianità; per non dire dei possibili punti d’assonanza con Guidi, coglibili nella stilizzazione di certe figure femminili e nell’organizzazione di talune “marine”, così come nell’uso prepotente delle “stubettature” di colore puro, usate per disegnare direttamente sulla tela.” ( http://associazione.miroromagna.it/galleria.asp?n=2

A partire dagli Anni ’70, Boldrini inserisce nelle sue opere un ulteriore elemento modulare: lo “specchio magico”, spazio-struttura e quasi “archivio della memoria”, entro cui organizza, con grande libertà lirica e narrativa, chitarre e tulipani, oggetti d’uso quotidiano, sintetici paesaggi e figure, talora impreziosite da inserti a collage.

Il carattere anticonformista e ribelle lo portò ad un’esistenza scomoda, ma sempre e comunque stimato e apprezzato dalla critica e dai maestri importanti. Come scrisse De Martino, quella di Boldrini fu “una generazione di personalità difficili e ribelli che hanno tuttavia segnato indelebilmente l’arte a Venezia per oltre un decennio, tra la metà degli anni Cinquanta e la fine dei Sessanta. Ciascuno alla ricerca di una propria cifra espressiva, di una personale visione dell’arte intesa fuori degli schemi e delle scontate tradizioni, specie quelle allora dominanti a Venezia.”

Nel 2008 Venezia l’ha ricordato con un’imponente antologica intitolata “Boldrini – ritorno a Venezia”.

“Omaggio a Gustavo Boldrini” presso la Galleria delle Cornici al Lido di Venezia dal  19 settembre al 2 ottobre 2015

Curatrice: Assunta Cuozzo.

Collezione Gemolo.

Galleria delle Cornici al Lido di Venezia  – Via Sandro Gallo  49

Inaugurazione sabato  19 settembre 2015 ore 18.00

Orario: 10.30 – 13.00 e 18.00 20.00 tutti i giorni

https://www.google.it/maps/place/Via+Sandro+Gallo,+49,+30126+Lido+VE/@45.4112442,12.3667687,17z/data=!3m1!4b1!4m2!3m1!1s0x477eafbaf3bf3b1f:0x8a3d0171c1d1b8e9

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